lunedì 8 maggio 2017

L’Italia soffre di bulimia legislativa



Che l’Italia vanta la miglior cucina al mondo, lo si sapeva già, ma che tutto questo porta a una strana malattia, mi sa di ridicolo. La bulimia, non da cibo, ma di leggi. Giusto per citare le ultime nate in ordine di tempo: il femminicidio, lo stalking, l’omicidio stradale, e non ultima l'inutile legge sulla legittima difesa prontamente disarmata. 

Tutte leggi nate su pressioni mediatiche, trasformando il codice penale in un emporio di norme prêt-à-porter. Eppure basterebbe poco, per accorgersi che tutto quello che serve per combattere il crimine-marketing esiste già. Una cosa del genere non venne nemmeno in mente a Alexander Moszkowsky, che dalla sua fantasia nacque l’isola di Atrocla, l’isola della burocrazia che rende pazzi. Ma grazie a tutte le cavillerie italiche, miracolo! Noi ci siamo riusciti.

nel nostro Paese secondo le stime esistono più 75mila leggi, e aggiungendo quelle regionali e i regolamenti dei vari enti,  si raggiunge un  numero gigantesco, 150-160 mila Leggi.  Una vera e propria follia burocratica e legislativa che impedisce al nostro di essere un paese normale.

Spesso mi chiedo a cosa serve questo groviglio di leggi, per altro, alcune in contrasto tra loro. E siccome fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio, mi viene in mente una massima di Tacito, che affermava: “Corruptissima re publica plurimae leges” e cioè “moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto”.

In attesa che il ministero faccio un falò delle migliaia di leggi inutili che ""complicano"" la vita ai governanti, si potrebbe intanto fare qualcosa per semplificare la nostra vita quella di comune cittadini alle prese con norme che sembrano scritte per rovinarci l'esistenza, per creare ostacoli e renderci infelici.

La burocrazia italiana è piena di casi paradossali, al limite del ridicolo:

Lo sa bene un'operatrice ecologica, che lasciando il furgoncino in divieto di sosta per prestare soccorso a un pedone  investito, non è tornata a casa solo con la soddisfazione di aver aiutato un altro essere umano ma anche con una  contravvenzione che le ha preparato la polizia locale. O la povera parrucchiera multata di  500 euro dalla Guardia di Finanza, perché si stava facendo la messa in piega nel suo negozio,  annullando successivamente  il provvedimento proprio grazie a un cavillo burocratico, e facendo tirare un sospiro di sollievo alla parrucchiera.

Non sorridono, invece, un gruppo di mamme di Lallio in provincia di Bergamo che fanno parte di un'associazione di genitori. "Colpevoli" di aver spalmato la marmellata sulle fette biscottate per aiutare il gestore di un chiosco preso d'assalto da circa 200 bimbi affamati. non l'avessero mai fatto, prive di permesso di smercio di sostanze alimentari, hanno violato una norma dello Stato nel paese di Tangentopoli è sono state multate per €1032. Potrei andare avanti all’infinito, come ad esempio il barista multato per aversi bevuto un caffè nel suo bar, o come il panettiere di Napoli multato per aver regalato un panino ad un disabile.

Il problema non sta nella solerzia dei tutori della legge, i quali per definizione sono costretti ad applicare le leggi, anche se qualche volta potrebbero passarsi una mano sulla coscienza. Ma il problema sta nel covo di norme che impediscono di fare anche solo della beneficenza.


Le regole comunque sono regole, ma la verità è che è molto più semplice infierire contro la brava gente, i lavoratori onesti che prendersela con i veri criminali. Nella sua infinita saggezza il Dalai Lama una volta disse:  dobbiamo imparare bene le regole in modo da poterle infrangere nel modo giusto…. E se lo dice lui!!!