sabato 20 dicembre 2014

in fondo è Natale



Ti accorgi che è arrivato il Natale, quando vedi le vetrine dei negozi che gareggiano a sedurre gli incauti acquirenti. O come quelle dei negozi di giocattoli, che sono piene di scie moccolose, lasciate dai bambini che schiacciano il naso alle vetrine. Nei grandi centri commerciali si respira aria di solidarietà, ottimismo, …. e …. “”Sali da bagno”, perché si sa l’ottimismo è il sale della vita. In televisione abbondano i discorsi buonisti, tanto che i bisognosi sembrano davvero al centro dell’attenzione.

Per chi può sottrarsi ai rituali natalizi, e vorrebbe rimanere in santa pace, senza pranzi stressanti con pareti che vedi solo a Natale,  e soprattutto senza regali, che ti fanno scervellare, molte sono le aree del mondo in cui il Natale è ignorato, ad esempio nei paesi mussulmani. Che dire poi delle canzoncine di Natale, le senti ovunque, addirittura il tuo miglior amico, che pur sapendo di essere stonato come una capra, cerca di intonare White Christmas.  Che dire poi dei bambini “”scimmietta””, addomesticati a salire sulla sedia, e costretti a deliziarti con l’immancabile poesia.

Dimenticavo, anche i politici per farsi perdonare, e qui sarà molto difficile, hanno deciso di organizzare un presepe vivente, con il Berlusca nei panni di San Giuseppe e la Santanchè in quella della Madonna. Il Renzi era indeciso se travestirsi da Babbo Natale o  da Angelo, poi ha optato per l’Angelo perché l’adulto non crede in Babbo Natale. Per il bambino dopo una disputa molto aspra, alla fine l’ha spuntata Brunetta. Intanto si vocifera che il Papa, per evitare di benedire il presepe, ha deciso di marcare visita.

In questo periodo non è raro riscontrare una vera e propria ansia da prestazione, tutti rincorrono tutti alla ricerca del regalo più chic, alla faccia della crisi. Intanto sul web abbondano i consigli per sfuggire al consumismo sfrenato.


Dopo tutto, si sa, a Natale si è tutti più buoni. Quindi domani quando esci per comprare l’ennesimo regalo, se qualcuno ti ruba il posto auto, non rigargli la fiancata della macchina,  … scrivigli semplicemente Buon Natale!!!

Noi siamo la storia


 La nostra vita è un continuo scorrere di attimi che inesorabilmente passano e se ne vanno.  Viviamo momenti che trascorrono è non tornano più. A pensarci bene, perché questa lenta agonia che a volte ci da piacere ma spesso ci riserva tristezza e difficoltà, che a volte ci da soddisfazioni ma spesso è segnata da sconfitte cocenti. Per non parlare di quei traguardi prefissati e mai raggiunti. Il tempo che strana situazione.

Spesso viene voglia di fermarlo, di bloccare quell’istante di gioia che viviamo per restarvi attaccati con tutte le forze e impedire che passi. Ma sappiamo bene che la nostra condizione è quella del viandante, destinati al massimo al ricordo dei più cari.

Eppure, la storia ce lo insegna, la storia non è fatto solo di attimi, ma è fatta di tanti singoli, più o meno famosi, perché hanno segnato il progresso di tutti nella nostra singola esistenza. Ognuno con la sua peculiarità è importate, in modo da ritrovare lo scorrere lento del tempo. Non come momenti che non tornano, ma come momenti di storia, come momenti di vita vissuta, non avendo mai il rammarico di aver vissuto invano, ma di aver fatto la storia, di essere parte di quel tempo.



martedì 16 dicembre 2014

Godetevi la vita …. Don’t worry



Il cambiamento è irritante, a tanti non piace, vi oppongono resistenza e, soprattutto vogliono fuggire via. Vi faccio un esempio: la strada che tutte le mattine percorro per recarmi a lavoro, è in fase di restyling, ed io sono costretto a percorrere vie alternative, ma come posso tutti i giorni vado a vedere lo stato degli avanzamenti dei lavori, con la speranza quanto prima di ritornare a percorrere la stessa strada.

Questo minuscolo dettaglio non è nulla paragonabile ai cambiamenti personali e professionali che state sperimentando voi. Tuttavia, non sono proprio le piccole cose a darci fastidio? Lo stato quo è sconvolto. Non  serve certo uno strizzacervelli, per dirci che tutto ciò che desideriamo è un senso di normalità.

Quante volte avete sentito, o voi stessi avete detto: “”non vedo l’ora che tutto ritorni normale””, ma in verità le cose non torneranno normali, ormai il cambiamento è la norma. Per coloro che credono che anche questo passerà spiacenti!! Il mondo non smetterà improvvisamente di cambiare perché possiamo evitare le ambiguità e le incertezze. È meglio che impariamo a vivere la vita e a godercela in questi momenti di cambiamento.

Pensateci si calcola che le quantità d’informazioni disponibili per la vostra professione raddoppino ogni cinque anni, quindi facendo due calcoli, se io non seguissi il cambiamento oggi sarei un analfabeta. Certamente i tempi sono cambiati, le nostre vite possono essere paragonate a un scenario quotidiano in Africa. “”ogni mattina una gazzella si sveglia e sa che oggi dovrà correre più veloce del leone, oppure sarà uccisa. Allo stesso tempo il leone sa di dover correre più veloce della gazzella, oppure resterà priva di un pasto delizioso””. Quindi che tu sia gazzella o leone quando il sole si alza è meglio che inizi a correre.

Vi sembra familiare? Noi corriamo sempre più veloci, solo per tenerci al passo  imposto dalla natura evolutiva della vita. E tuttavia , sembra che non sappiamo crescere abbastanza in fretta, o che non sappiamo adattarci tempestivamente ai cambiamenti.

Durante i vari lavori in corso che hanno alterato la mia vita,  ho imparato un paio di cosine. Prima di tutto non è detto che oggi sia una ripetizione di ieri, senza alcun preavviso saltano fuori nuovi ostacoli, e deviazioni. Secondo, il futuro non è quello che era una vota, anche le condizioni del futuro si muovono rapidamente, e se fate caso, ripensando a quest’ultimo anno, senza dubbio noterete che si sono susseguiti eventi senza alcun preavviso o senza la vostra approvazione.  

Non c’è dubbio, viviamo in un tempo di cambiamento accelerato, inarrestabile, incontrollabile e anche un po inquietante, tuttavia il cambiamento è crescita, sia intellettuale che emotiva. Alla fine penso che, non è più realistico limitarsi a sopportare il cambiamento. La scelta è fra vederci imporre il cambiamento o usarlo per avanzare le nostre pretese sul futuro. Ma per fare questo ci vuole coraggio!!!

venerdì 5 dicembre 2014

Musei e monumenti, nuocciono gravemente alla salute


Gli scavi di Pompei, ormai abbandonati al loro destino, diventati luogo di villeggiatura per topi affamati e cani randagi, la Reggia di Caserta, gioiello architettonico del settecento diventato oggi un monumento privo di personalità, il Colosseo figura emblematica dell’Italia che fu, passando per l’Appia antica. E ancora L’Aureliana, Firenze con i sui palazzi, senza considerare le preziose raccolte dei nostri 500 e oltre musei statali . la lista di monumenti storici maltrattati, lasciati in balia del degrado e della rovina, è lunga e si srotola per tutta la Penisola.

Visitati annualmente da milioni di persone che arrivano anche dall’estero. Sono si beni culturali, ma, come sigarette, alcolici,  profumi, secondo i nostri illustri governanti appartengono al superfluo. Infatti sono i primi a pagare, i più facili da raggiungere, insieme ai fumatori, automobilisti e commercianti, quando lo stato ha bisogno di soldi. Infatti mentre si discute il contenimento della spesa pubblica, il bilancio del ministero per i beni culturali diventa sempre più irrisorio, sempre più tagliato e costantemente a rischio di altri tagli. Con tutte le conseguenze del caso dato che questo settore è “”superfluo”” ….


Ci vorrebbero miliardi per arrestare la caduta di pietre, restaurando interi complessi come chiese e castelli, ci vorrebbero miliardi per sistemare, catalogare, e ordinare quanto giace nella muffa dei depositi. Ci vorrebbero miliardi per nuovi progetti. Purtroppo finche  non si supera l’idea che  si tratta di sciocchezze difficilmente si potrà vedere qualche risultato. D’altronde lo Stato è un padrone astratto e lontano.

giovedì 4 dicembre 2014

In guerra contro la fame


Se ci fosse una guerra con dieci milioni di morti l’anno, i grandi mezzi di comunicazione non potrebbero ignorarla. Noi siamo in guerra contro la fame e siamo perdenti!!!

Ma nel mondo circa 900 milioni di persone, di cui 150 milioni di bambini sotto i 5 anni, soffrono per mancanza di cibo (fame quantitativa). Mentre più di 2 miliardi soffrono di fame qualitativa (mancanza di varietà di cibo) e quindi carenza di vitamine, minerali, proteine essenziali per uno sviluppo normale e resistenza alle malattie. Pertanto più della metà della popolazione mondiale vive oggi in uno stato permanente di sottoalimentazione.

Motivo della sciagura? Mancano circa 300kg di viveri pro capite per tutti, ricchi e poveri, vecchi e giovani nessuno escluso, unica differenza e che sono mal distribuiti, ci sono però circa quattromila chili di tritolo, sempre pro capite.

Un extra terrestre, se verrebbe in ferie sul nostro pianeta, sarebbe indotto a dedurre, che su questo minuscolo oggetto che gira attorno al sole, la materia di cui esso è fatto produce molto esplosivo e pochissimo cibo.

Dinanzi a questo paradosso nessuno sa cosa fare, anzi c’è di peggio. Da cinquant’anni si parla di disarmo, di congelamento nella corsa agli armamenti, e la parola pace è sulla bocca di tutti. Non si contano le marce le conferenze, le tavole rotonde con larga, larghissima partecipazione di scienziati.

Risultati? Da un chilo di tritolo pro capite di qualche decennio fa, siamo giunti oggi a quattromila chili, e finora non una sola bomba è stata smontata


martedì 2 dicembre 2014

luci ed ombre di una civiltà delirante.

Guardando alla realtà del nostro tempo, specialmente in confronto con le età passate, è ben facile ravvisare non pochi motivi di ammirazioni per quanto l’umanità di oggi è riuscita a realizzare nel giro di pochi decenni. Elementi  che fino a qualche anno fa erano del tutto  ignoti come quelli delle galassie, degli elementi chimici, stanno perdendo , ogni giorno di più, i loro contorni misteriosi. La stessa origine della vita viene messa in discussione, intrecciandosi tra due teorie che contrappone il “” Big Man”” e il “”Big Bang”” .

Mete che fino ad ieri hanno affascinato i sogni utopistici per visionari eccentrici, sono diventate oggi il trionfo di una società ormai delirante.  Tanto per accennare ad un altro aspetto “”positivo”” di questa civiltà si sono scoperti sistemi di coltivazione che potrebbero produrre quanto è necessario per debellare dal mondo, nel giro di pochi anni, lo spettro della fame. Oggi la scienza e la tecnica hanno raggiunto livelli inimmaginabili, ma quello che maggiormente preoccupa non sono le luci così nuove e così vive che ogni giorno ci presentano, ma quegli spettri che inevitabilmente portano con se. Basta pensare a quella che appare  l’espressione più inquietante  che la tecnologia ha raggiunto: il perfezionamento di armi di potenza appena comprensibili, basti pensare all’accentuarsi del divario tra le nazioni sviluppate e sottosviluppate, al divario ormai oceanico tra popoli ricchi e popoli poveri.

Questa dicotomia dell’opera della scienza e della tecnica ha in sé qualcosa di eterno e di fatale. Mentre, ad esempio, durante la seconda guerra mondiale si lavorava alla costruzione della bomba atomica, contemporaneamente si sviluppavano gli studi sulla penicillina, sulle medicine antimalariche, sull’uso del plasma sanguigno.

A conclusione di questo post, mi viene in mente un pensiero tragicamente vero di Emerson: “”insieme con ogni raggio di luce, s’affaccia nel mondo un nuovo pericolo””


venerdì 14 novembre 2014

il ruggito del Po



ll Po il grande sornione,  scorre tacito e silenzioso, scandendo la vita e i ritmi della gente del Po. Ma quando ruggisce fa sentire la sua voce, e mai come oggi il suo ruggito echeggia nella piana ricordando che come il re della giungla esige rispetto, e questo la gente del Po lo sa. 

Tutti dovrebbero avere rispetto con i fiumi e i torrenti che a migliaia solcano la nostra cara e ferita Italia. 

Ma non è sempre così. Per un po’, per qualche misterioso capriccio della natura, i fiumi si lasciano andare, diventano secchi, consunti putridi e ci regalano le zanzare.

Qui sta il grande errore, l'uomo chiede e pretende  confidenza, ci vanno a vivere dentro, non li curano più, tanto ormai … Così le tante autorità si perdono nella burocrazia, le manutenzioni non si fanno, i detriti accumulati non si tolgono. Manca poco che si diano le licenze edilizie. Ma quelle, in Italia, non servono. 

Poi un bel giorno il fiume alza la testa, ruggisce manifestando tutta la sua ira, e spazza via tutto, risvegliando dal torpore  i tanti che avevano diagnosticato la sua fine. Fortuna vuole che la gente del Po ha imparato a convivere  con la forza e la violenza del grande fiume con il quale fanno i conti da millenni.

giovedì 13 novembre 2014

la ""religione"" del progresso



L’uomo moderno constata e ammira il progresso scientifico e tecnico, ma dubita che esso equivalga necessariamente a un progresso assoluto e senza aggettivi. Rimane ancora salda, nelle espressioni più avanzate dell’umanesimo moderno, la fiducia nel sapere scientifico e nell’operare tecnico. Ma l’ideologia del progresso, la fede nel continuo perfezionamento morale e culturale dell’uomo vengono criticate aspramente.

Il confronto inevitabile con i fatti e con le realtà, è una denuncia quotidiana del carattere illusorio e utopistico di quella pur generosa ideologia. La religione del progresso ebbe già nei secoli passati i suoi apostati, Schopenhauser, Nietzsche, per esempio. I lamenti funebri sul tramonto dell’occidente sul crollo e sulla disgregazione della nostra civiltà  e dei nostri valori sono sempre più diffusi. Esiste addirittura una letteratura sulla decadenza dei nostri tempi e sulla nuova apocalisse che incombe, basti pensare a Heidegger, o a Klagges, per finire con Gunther Andres. Come in tutti i periodi di crisi e di sgomento, attendono la fine della storia in corso e la fine dell’era presente.

Contro la pericolosa fascinazione dei neo-apocalittici, valgono le critiche che giustamente si sollevano contro ogni sorta di fatalismo o inerzia. Ne il bene ne il male, nel il progresso ne il regresso si compiono come un fato al di sopra della nostra testa. Nessun altra epoca ha mai avuto i mezzi che oggi esistono concretamente, per allontanare gli spettri del nulla e della distruzione.


Il nostro futuro dipende dalle nostre iniziative, da quell’ottimismo della volontà consapevole, che è più forte di ogni pessimismo intellettuale. Cerchiamo quindi, nelle cose piccole e grandi, nella vita quotidiana  e nei problemi più vasti, di agire fiduciosamente entro i limiti delle nostre reali possibilità, che non sono illimitate e infallibili, ma non sono nemmeno poche precarie o irrealizzabili.

il nuovo umano | l'uomo eterodiretto


La società contemporanea produce su scala sempre maggiore e con un ritmo sempre più accelerato un nuovo tipo di umano. Questo nuovo personaggio che emerge e che sembra balzare fuori dalla terza rivoluzione industriale è l’uomo eterodiretto.

La cultura greca, il rinascimento, l’umanesimo, avevano idealizzato la figura dell’uomo autodiretto, un umano che sembrava attingere dentro se stesso il criterio e la guida del proprio comportamento, quasi dotato di un interiore giroscopio psichico che lo manteneva in costante equilibrio. Anche il mondo borghese e liberale riconobbe il suo paradigma umano in questo personaggio energico, coraggioso, innovatore e fiducioso della propria forza e della propria iniziativa.

L’uomo eterodiretto, invece, prodotto in serie da una società tecnica burocratica, industriale e razionalizzata, non aspira a raggiungere un suo solitario e aristocratico equilibrio individuale, non desidera emergere e differenziarsi nettamente dal  gruppo sociale di cui fa parte. Secondo la felice visione di David Riesman, l’uomo eterodiretto è munito di radar le cui sensibili antenne gli consentono di avvertire immediatamente la posizione in cui sono gli altri suoi simili, e di seguire con prontezza la loro rotta.

Conformarsi alle aspettative e alle richieste del gruppo, rimodellare senza drammi se stesso per interagire o adattarsi al comportamento del gruppo e venire sostenuti e approvati, ecco gli imperativi ai quali sembra obbedire disinvoltamente questo tipo di umano condiscendente e cooperativo, duttile e malleabile fino all’impersonalità, socievole fino alla anonimia.


L’industria, la scienza, la tecnica, l’organizzazione burocratica della civiltà moderna, hanno lasciato ormai una profonda traccia. Essi sono fenomeni diffusi e radicati in tutto il mondo e ovunque determinano situazioni analoghe. Ormai per quanto possiamo presumere dagli sviluppi attuali della storia, e senza abbandonarci in profezie impossibili, la crisi dell’uomo eterodiretto è destinata ad approfondirsi ancor di più fino a raggiungere forme drammatiche.

giovedì 6 novembre 2014

il senso delle proprie azioni



Se fossi meno sensibile e me ne fregassi maggiormente degli altri otterrei molto di più... non ho più fiducia in nulla, la vita mi ha insegnato che è inutile farsi in quattro per gli altri... Meglio tirare i remi in barca e appartarsi al sicuro nella propria casa””

Queste argomentazioni sembrano affermare una sorta di abdicazione alla vita, ma non regge. Essa stessa esprime una scelta di vita, essa stessa è una direzione data all’esistenza. Si potrebbe dire che la direzione sia orientata verso una linea difensiva, verso una linea che cerca di limitare il confronto con il mondo e quindi il rischio di una sconfitta.

Ma quanto è reale questo vantaggio, quanto questa scelta ci consente di evitare un malessere? E come è possibile stabilire se una certa direzione intrapresa sia giusta o sbagliata? Il compito non è certo di facile soluzione, ma è importante porselo, è importate capire dove si sta andando, poiché non tutti i punti di arrivo hanno lo stesso valore.

Tuttavia bisogna ammettere che la formulazione di questi quesiti è sicuramente mal posta, in quanto non è possibile dare una risposta, perché nessuno può formulare con certezza una lista di cose da fare per star bene. Diciamo piuttosto che ognuno di noi ha la possibilità di cercare la propria lista di senso.

E’ un fare che ci proietta verso possibilità, e potenzialità infinite.
E’ un fare che prende forma e slancio attraverso lo spazio dedicato ad ogni desiderio, ogni speranza e ogni sogno.
E’ un fare  che acquisisce il suo equilibrio nella misura in cui tiene conto dei limiti e dei condizionamenti che appartengono alla vita.


Del resto ogni individuo ha imparato a leggere partendo dall’incapacità di leggere, ha imparato ad andare in bicicletta partendo sempre dall’incapacità di condurla. La natura umana, nei suoi limiti, nei suoi desideri e nelle sue speranze, traccia la direzione della sua realizzazione, ed ognuno è chiamato ad esprimere la sua originalità. Questa è la direzione che in tanti hanno smarrito. Richiudersi nel proprio guscio non ci tutela dalle delusioni, poiché siamo costantemente chiamati a fare i conti con i nostri desideri.

lunedì 3 novembre 2014

LA BIMBA PERSA E LA DONNA RITROVATA



La lascio urlare a tutto fiato, le sue grida di gioia lasciano fluire fuori tutto il sentimento per il suo primo amore, per esaurirsi poi in un pianto liberatorio.

Kia (Chiara) comincia a considerarsi, ad aprirsi al mondo del suo bisogno, del suo desiderio, ascolta i sentimenti belli e brutti, buoni e cattivi, sentimenti per la prima volta suoi, che vuole accettare e capire. Ha sciolto i suoi capelli, tenuti fino ad ieri composti intorno al capo, così com’erano i suoi gesti e la sua mimica. E’ entrata in quel mondo che pensava non le appartenesse.


La sua collana che le adorna il collo e i capelli sciolti, diventano il simbolo della sua femminilità, di un femminile che si rinnova. Kia finalmente comincia a chiedere, a fidarsi e ad interrogarsi, ed accetta le espressione dei suoi sentimenti. Pian piano lascia fluire i suoi sogni, riconoscendo le capacità della sua mente di proiettarsi verso un futuro meno pieno di paure. 

Kia vuole rischiare.
 Kia comincia una nuova vita.

giovedì 30 ottobre 2014

IL CONCERTO E' LA NOSTRA VITA


Gli strumenti sono accordati, i suonatori son pronti davanti agli spartiti. La rappresentazione  della prima è sempre emozionante. Il concerto è la nostra vita.
Al pianoforte troviamo Franco, che elabora la parte orchestrale, amalgamando rispettosamente il pensiero di ciascuno. Katia, invece da voce al violino, che con i suoi toni accesi percepisce riflessioni  a volte  impercettibili. Chiara alla chitarra, ricerca le note dell’animo umano, proponendo argomentazioni teoriche. Antonio al corno, che con autorevolezza richiama al pensiero dei padri.

Persone tutte diverse tra loro, tutti con strumenti differenti, ognuno con le sue note, ognuno con la possibilità di dare il meglio di se, attraverso la propria vocazione. Provare e riprovare, non una mille volte, cercare ritmi e accordi per ammorbidire l’intensità dei suoni, in modo da dare spazio anche suoni armonici.

Questa è solo una visione della vita, uniti ognuno al proprio simile, ognuno con il proprio strumento, si può fare un cammino di formazione, condividendo aspettative ed emozioni. Non è certo facile conciliare la nostra vita con quella degli altri, ma sicuramente, comunque vada, porta sempre ad un arricchimento.


mercoledì 29 ottobre 2014

L'UOMO E LA SUA SOLITUDINE



L’uomo sembra aver dichiarato fallimento non solo nella società del benessere, la società del veleno e dell’inquietudine, ma anche in quelle che vantano una volontà di collaborazione e di comunione. Del resto non poteva essere diversamente, si è soli  quando fra il senso della vita e l’esistenza quotidiana si è costruito un muro di divisione e si è soli quando si da in partenza alla vita un scopo puramente pratico.



La nostra è la solitudine di chi ha sciupato, di chi ha dimenticato, di chi ha visto e non ha conosciuto il dramma.  Naturalmente l’uomo obbedisce almeno apparentemente a dei controlli, perché è inimmaginabile una società priva di riti, privi interessi e con una certa retorica. Ma prendete quell’uomo, e andate sul fondo, immaginate lo spettacolo quando si spoglia degli “”abiti curiali””.  E qui che nasce la vera storia, una storia crudele al punto che nessuno vi si vuole specchiare e riconoscere.  Tutto è racchiuso nella negazione di accettare se stessi, ma è una forza che potrebbe aiutare l’uomo se accettasse il confronto con il suo specchio. 


sabato 18 ottobre 2014

CHE (S)FORTUNA



Quante volte avrete detto questa semplice e banale frase, CHE (S)FORTUNA...

Quasi tutte le vicende umane sono le conseguenze di azioni positive o negative, il cosiddetto rovescio della medaglia, ed inevitabilmente la compensazione tra vantaggi e svantaggi tende a zero.

Da ragazzo mi ricordo che mio nonno mi raccontava delle storielle, reali o inventate, questo non so rispondervi, ma tutte indistintamente finivano allo stesso modo: che fortuna, riferendosi agli aspetti positivi della storia, ma subito dopo replicava con il contro tormentone che sfortuna, e qui si riferiva all’inevitabile rovescio della medaglia.

Se fate caso, ad ogni azione positiva o negativa, che essa sia, si trova sempre il suo contrario. Ad esempio: l’evoluzione ha permesso all’uomo di differenziarsi dagli altri primati, sviluppando un cervello superiore (ipotetico direi), che fortuna!! direte voi. Ma tra le tante diversificazioni l’uomo si è ritrovato senza l’osso penico,  con il sesso disossato, andando incontro (a partire da una certa età per la maggior parte di noi) a problemi sia fisici che psicologici, che sfortuna!!  diranno le donne. Però grazie a questo un azienda farmaceutica può prosperare i suoi guadagni, che fortuna!! Diranno loro.

La medicina ha fatto progressi prodigiosi, permettendo l’allungamento della vita media, che fortuna!! direte voi. Ma alle aziende di pompe funebri sono calati i guadagni, non si muore più come una volta, che sfortuna diranno loro.

Si potrebbe andare avanti all’infinito, ho voluto fare solo due semplici esempi, cercando soprattutto di ironizzare sulla questione, ma molto ci sarebbe da dire. Dall’inflazione che abbassa i prezzi alla giustizia garantista, dai sindacati che difendono i lavoratori dai soprusi, all’effetto serra che sta innalzando le temperature.

Oggi come oggi l’ottimista è colui che sa vedere il rovescio della  medaglia

martedì 14 ottobre 2014

RIFLESSIONE GASTRONOMICA


Sono in cucina alle prese con i fornelli, e penso tra un’impanata e un’altra, che brutto periodo che stiamo attraversando, questa maledetta crisi sta modificando anche la tipologia di domanda ed offerta.

Oggi la spesa è diventata una voce importante nel contesto economico di una famiglia, il contenimento del quale può fare la differenza a fine mese. Oggi i piaceri della tavola sono un miraggio, e questo per due fattori:

primo, fino a qualche anno fa in casa si lavorava in due, perdendo la voglia di restare in cucina, acquistando prodotti  semilavorati o addirittura pronti al consumo. Secondo, sono i prodotti stessi che oggi hanno cambiato il rapporto di valore nei riguardi della filiera. Non esiste più il prodotto buono che costa meno, ma esistono le offerte speciali.
Ricordo da giovane quando andavo dai miei nonni, cucinavano con quello che avevano, e la frutta e la verdura arrivava direttamente dal  giardino. Ho ancora il ricordo di quei profumi che si sentivano fino in strada.

Tempi passati impossibile paragonarli ai tempi attuali, pero provate a riflettere, sembra un paradosso, ma è la realtà. Quanti di voi ancora oggi mangiano piatti poveri, piatti che i nostri nonni preparavano con i prezzi meno pregiati della carne, come le code il fegato il guanciale.


Non voglio darvi ricette e neanche consigli per gli acquisti. Non sono né cuoco e né pubblicitario, ma vi invito a riflettere, l’uomo moderno è il risultato della storia, la tecnologia di oggi è stupefacente, ma nella frenesia di raggiungere traguardi sempre più ambiziosi ha perso quel buon senso che avevano i nostri nonni.

mercoledì 8 ottobre 2014

ACCATTONAGGIO SISTEMATICO



Prima di rischiare un linciaggio voglio premettere: io non ho nessun tipo di pregiudizio, quando non è molesto, figuriamoci se dovrei averne nei confronti di persone che forse non conoscerò mai.


Io non ce l’ho con gli accattoni,  Eppure, ce ne sono tanti, fuori dai supermercati, o davanti a musei e chiese, non mi hanno mai importunato più di tanto, spesso insistono a chiederti qualcosa, ma desistono da li a poco, altri li vedi invece fermi agli angoli delle strade o in giro per ristoranti e pizzerie, con delle rose in mano, e sicuramente non sono per la loro amata.

Non ce l’ho neppure con i cinesi, che in giro per l’Italia, stanno monopolizzando, l’acquisto di bar, infatti ormai quasi ovunque trovate uno di loro. Non voglio chiedermi dove trovano i soldi, per questo se ne avranno tempo e voglia ci penseranno le fiamme, non dell’infermo, ma quelle gialle.  Anche il cinese come me e voi, lavora, e spesso molto di più, per ciàpèr na barca de schéi (prendere una barca di soldi).

Ho meno stima invece, per chi come lo Stato fa accattonaggio programmato, e sistematico, che molestandoti quasi, anzi senza il quasi,  selvaggiamente ogni mese, sa esattamente dove prenderti i soldi, lo stato non  chiede ma esige, e a differenza dell’accattone, al signor esattore non puoi dire di no.  

Dice che è per il  bene del paese, si ma di quale paese stiamo parlando? visto che la disoccupazione continua a crescere, il prelievo “”forzato”” sulle buste paghe ormai fa compagnia a San Paganino il santo protettore di noi lavoratori, che ogni mese ci rechiamo in pellegrinaggio per ricevere la grazia dello stipendio, mentre il debito pubblico continua a crescere. Forse un po’ troppo astratto per essere considerato per il nostro bene.

La cosa simpatica è che si continua a prelevare dalle nostre tasche, e di questo possiamo esserne felici, perché diciamola tutta noi italiani siamo un popolo di benefattori. Ora tornado un attimo  lucidi, prima che la nostra coscienza sopisca sotto l’effetto di nevrosi, e forte emicranie, per riuscire a destreggiarsi tra le varie voci spese.

Ditemi, chi sono i veri accattoni in questa nostra società?


venerdì 3 ottobre 2014

E L'UOMO DIVENTA UN DIO



Dio ha creato l’uomo, lo ha  creato  a sua immagine e somiglianza. Così è stato scritto. Ma come non è stato specificato? Come è avvenuta la sua nascita? Forse dopo numerosi tentativi di mischiare l’argilla?

 forse oggi l'uomo si è avvicinato alla risposta.  la biologia sintetica ha permesso di riscrivere interi codici genetici e costruire in laboratorio sintetizzatori di DNA, creando veri e propri batteri sintetici, costringendo la scienza  a ristabilire i confini tra il reale e l’artificiale.

Tutto questo sta provocando un allarmismo esagerato, perche ormai si pensa di essere davanti a un vero e proprio cambiamento,  perché lo stesso concetto di vivente dovrà essere rivisto. Riguardo a tutte queste scoperte biologiche, tutti coloro che sono contrari alla genetica, cercano di attirare l’attenzione, facendone una questione di etica, ponendo davanti alla ricerca e alle scoperte, i limiti umani, i quali per lucro sono capaci di calpestare la dignità dei propri simili.  

L'intelligenza, in ogni caso, indipendentemente da dove provenga, compresa quella divina, non è mai senza responsabilità, perché tutte le forme di acquisizione sia che provengono  dalla scienza, o dal Divino, devono essere sempre commisurate alla dignità umana. E’ quindi necessario,  fare una netta distinzione tra  scienza e scientismo, senza pretendere di risolvere tutto.

Quello che oggi i biologi stanno facendo, è cercare di capire, senza cadere nel circolo vizioso di chi è nato prima l’uovo o la gallina, come sia stato possibile, che tre milioni di anni fa, anno più anno meno, il primo batterio abbia fatto la sua apparizione sulla terra. Giungendo a una forma di vita complessa  dalla quale si è generato l’uomo.

Pur cercando di cadere nel tranello dell’uovo e la gallina, e volendo credere, al pari di tanti osservanti e praticanti delle più svariate religioni, suona strano che l’uomo sia stato originato dal nulla, ammettendo che il fango possa essere considerato “”nulla””.  Vi sono miti e legende, non solo nella tradizione cristiana, affermano che l’uomo sia stato generato da una forza divina, ma ad oggi l’unica cosa certa e che la prima forma di vita è un batterio fossilizzato.


In quanto all'affermazione che l'uomo pretende di spiegare tutto, direi piuttosto che "qualcuno" intende fornire risposte ai quesiti che l'uomo si pone.
Non viviamo più nell'epoca dell'inquisizione; oggi viviamo nell'era dell'informazione, e della conoscenza. Quindi pur prestando attenzione alla dignità umana, e senza andare oltre un etica morale, dobbiamo pur chiederci chi siamo e da dove proveniamo, abbandonando quei miti che hanno voluto far credere che siamo il frutto di  un creatore.

Cercare risposte, che non hanno soluzioni, non è semplice, l’opera è talmente grande che noi non abbiamo le capacità di comprenderla, ma credo che la conoscenza, possa essere paragonata alla ricerca di un creatore, qualunque esso sia, perché una cosa è certa, ed accomuna sia lo scienziato che il religioso, la vita è stata creata sicuramente da una forza al di sopra delle parti. Quindi facendo particolare attenzione all'etica e alla dignità umana e cercando di non passare oltre i limiti del suo dovuto rispetto, dobbiamo pur chiederci chi siamo, quale il nostro scopo, le nostre aspettative; dobbiamo esercitare quello che è stato definito il nostro "libero arbitrio".



In fondo questa è la "vera conoscenza", quella che ci accomuna nel riconoscimento della nostra totale uguaglianza, una forma di vita che popola un pianeta: la Terra

mercoledì 1 ottobre 2014

""GAIA"" UN MONDO MERAVIGLIOSO



Gaia, il nostro pianeta, primo amore, fonte di nutrimento e origine di tutta la vita, e la nostra madre che provvede amorevolmente alla vita di tutti i suoi figli. Esiste prima di noi ed esisterà dopo di noi, ecco perché non può essere un’eredita dei nostri avi, ma è un dono da restituire ai nostri figli, che alloro volta dovranno fare con i propri.

“”Gaia”” è vita, e come l’uomo, infatti l’uomo riesce a digerire grazie ai suoi batteri, la nostra madre invece, grazie  al suo continuo sforzo di mantenere l’equilibrio, ha la capacità  di risolvere ogni tipo di catastrofe. Si può verificare una distruzione, una glaciazione, come abbiamo imparato, ma poi l’equilibrio viene ristabilito, anche se in una nuova forma. Ma tu uomo farai ancora parte di questa nuova forma, ho la vita proseguirà senza di te?

Non è quindi il pianeta  che va salvato, ma l'essere umano che, con un'idiozia quasi "geniale", sta distruggendo.  




Questo e' il Pianeta o Gaia o semplicemente Terra, che tutti noi avremmo dovuto consacrare! Come e' possibile ignorare una tale bellezza! Ricordiamoci sempre che siamo un prodotto della natura e con essa dobbiamo confrontarci in ogni momento della nostra esistenza

                                                                                                                         

martedì 30 settembre 2014

UMANA … MENTE


“”Il vero miracolo non è volare in aria o camminare sulle acque, ma camminare sulla terra””.  Recita un Detto Zen
 

Molti di noi, lungo il proprio cammino, rincorrono  effetti speciali e soprannaturali,  mentre sembrano dimenticare le azioni più comuni, quelle azioni che rappresentano qualcosa di miracoloso, alienate, da quel prodigio che solitamente osiamo chiamare vita. Queste riflessioni  costituiscono l'esperienza quotidiana ed evidenzia l'esistenza di una realtà di fondo comune a tutti gli esseri  umani,  grazie alla quale essi possono riconoscersi come tali.



L’aspetto più raccapricciante è rappresentato dai giovani, l’argilla del futuro,  che si sta plasmando in maniera errata. Tanti si lasciano influenzare  da effetti speciali, rimangono abbagliati, ma tanti non ne capiscono neanche il significato. Vedi l’esempio pratico del mito di “”Che Guevara””,  il simbolo rivoluzionario per eccellenza, tutti sanno chi è, perché la moda lo vuole stampato sulle magliette, ma nessuno conosce le sue gesta. Allora non serve indignarsi se non siamo più capaci di lottare per una società migliore.


lunedì 22 settembre 2014

IL SORRISO


Erano alcuni giorni, che per causa di forza maggiore, non riuscivo a leggere i vari blog, ma stamattina, aprendo le notifiche ho letto una poesia profonda dedicata al ridere, voglio ringraziare +STAFANIA STEFANIA, e qui trovate il link al suo blog,
che mi ha dato la possibilità di riflettere su cosa sia il sorriso. 




Il sorriso …

… Il sorriso è il simbolo di un’amicizia
profonda Il simbolo di un sostegno.
Il sorriso arriva dopo la stanchezza,
dopo la tempesta.

Con il sorriso ritrovi il coraggio,
il sorriso è l’antidoto a tutte 
le nostre sofferenze.

Il sorriso è un bene che non si
Può comprare, ne prestare,
esso è un bene che a priori
si può solo donare.

Se poi incontrate colui
Che quel atteso sorriso
Non vi dona, non restate
Delusi ma date il vostro.

Perché nessuno ha tanto
Bisogno di un sorriso come
Colui che non è capace di

Donare.

lunedì 15 settembre 2014

LA “”PAROLA”” DI DIO E DELLA SCIENZA



Secondo la religione cristiana la vita dell’uomo è l’espressione di un progetto di Dio. E Dio ha parlato all’uomo per  svelargli questo progetto, per guidarlo verso la salvezza eterna. L’uomo ha la possibilità di ascoltare la parola di Dio e di meditarla attraverso la Bibbia. Le vicende in essa descritte non mirano a una cronaca dettagliata degli eventi, ma mirano, piuttosto a porre in risalto il senso di speranza e di sofferenza che percorre la vita degli uomini. Quello che essi fanno viene valutato nella chiave della pratica del bene e nel rispetto dei comandamenti.
Se con la parola Dio parla agli uomini, è con la preghiera che l’uomo parla a Dio. In fondo la preghiera è la disposizione del cuore a fare la volontà del Padre, e questa disposizione ha la capacità di cambiare la vita dei fedeli, ha la capacità di renderlo costante  nella pratica del bene.
La cultura religiosa attribuisce alla “”parola”” una forza che risulta poco rilevante per gli eventi scientifici. Anzi per essi “”la parola”” che non è un elemento quantificabile, è la cenerentola del processo scientifico, utile solo a trasmettere  informazioni non certo a produrre modificazioni della natura. L’acqua sgretola la roccia in virtù della sua capacità erosiva, le parole, per quante se ne dicano, non la scalfiscono neppure.

“”la parola””, è qualcosa di etereo che non ha peso, non può essere la causa certa di un risultato. La scienza usa “”la parola”” solo per spiegare in modo in modo circostanziato la diversità  fra conoscenza e fede, fra ciò che ha un valore oggettivo e ciò che ha un valore soggettivo.



venerdì 12 settembre 2014

IL “”CARROZZONE”” SCUOLA




Il pianeta scuola, quell’enorme “”carrozzone””, che interessa milioni di studenti è partito ufficialmente l’8 settembre in Trentino Alto Adige, fino al 17 settembre con gli studenti siciliani e pugliesi.

Una giornata particolare salutata con ansietà e timore da studenti grandi e piccini, genitori e insegnati. L' incontro con i docenti, con nuovi e vecchi compagni di classe, dopo la pausa estiva è sempre un rituale sacro, un momento importante, forse il più importante, denso di significato psicologico, umano e sociale. Un lungo viaggio di 209 giorni, costellato di gioie e dolori, sofferenze ed esaltazione certezze e incognite.

L’augurio di buon lavoro che formulo non è  un richiamo retorico. È al contrario la convinzione che nelle mani delle nuove generazioni sono riposte le speranze e le attese della nostra società. Spero che finalmente con la nuova riforma sulla scuola qualcosa cambi in positivo, il governo vuole puntare su una scuola più agile e a passo con i tempi. per essere  migliore ha bisogno di  certezze che siano prima di tutto relative alle risorse non solo economiche ma anche umane. Oggi più che mai c'è bisogno di rinnovamento, la nostra società impone ed esige impegno e preparazione. Soprattutto per l’accesso ad un mercato del lavoro che si è fatto via via sempre più concorrenziale e globale.

A voi studenti dico: Al di là di quale sia il percorso di studi che avete scelto, il traguardo sarà possibile raggiungerlo solo se saprete comprendere le esperienze che vivrete tra i banchi di scuola.

A voi docenti dico: la suola e palestra di vita, luogo di confronto, in cui si impara il senso civico delle regole, dove allenare il proprio senso di appartenenza e far gioco di squadra. Fate si che i nostri giovani, anche se tra tante difficoltà e peripezie (soprattutto economiche), possano esprimere al meglio le loro capacità, ed essere fieri di ciò che con fatica hanno conquistato.


E’ questo il messaggio di augurio che porgo agli studenti, ai docenti, e al personale scolastico

giovedì 11 settembre 2014

I SOGNI



Mondi che ognuno crea nella propria mente, e sacrificati nell’incontro con la realtà, spesse volte deludente e mortificante. Eppure sempre i sogni ci accompagnano per darci la possibilità di affrontare il quotidiano.




Potessi progettare  i mie sogni, e poi vederli sviluppati fuori, come  voglio io, o almeno fedele alla matrice che parte dalla mia mente… allora sì che tutto sarebbe vero, onesto e intenso. Ma resto disilluso, ... forse un giorno ...  camminando per la strada, con i pensieri che ronzano in testa, incontrerò quel sogno, e finalmente potremmo camminare insieme verso lo sfondo del mio quadro.



domenica 7 settembre 2014

LA FAMIGLIA NUCLEARE



La  famiglia  tradizionale,   la cosiddetta famiglia patriarcale, è oggi  più temuta  che  amata, non  la  si  combatte, ma  la  si dimentica. Essa si distingueva non solo  dall’estensione  dei rapporti di parentela, essa era una specie di  “”unità produttiva””. 
Ogni componente aveva un  compito ben preciso in base alle necessita e alle risorse della famiglia. Tutti facevano parte del patrimonio familiare, i maschi per la loro capacità lavorativa e le donne per la loro capacità procreative.

Con l’avvento della rivoluzione industriale, alle fattorie e alle botteghe si sono sostituite le fabbriche, facendo dilatare i centri urbani, inghiottendo quelle famiglie sradicate dalla campagna,  in squallide periferie. Sono gli anni del “boom” economico.
La causa fu la dispersione dei membri delle famiglie in luoghi di lavoro diversi, non riuscendo nè a mantenere vincoli durevoli con i propri parenti, nè a stabilirne altri con i vicini. Su cui dominava e domina onnipotente, ancora oggi,   ""la legge del profitto""

Questi limiti, vengono alla luce man mano che il nucleo familiare si assottiglia, e resta per così dire come un nocciolo spoglio della sua polpa. Le generazioni si separano, e le famiglie tendono a chiudersi nel suo nucleo biologico  (triangolo padre – madre – figlio).  Il nucleo si fa sempre più fragile,  perché ognuno dei suoi componenti, vive, durante il giorno, una vita separata, esposta  alle regole sempre più dure della competizione, accumulando tensioni che fatalmente si scaricano nei rapporti familiari.

Il padre riproduce l’autoritarismo, che subisce in ambito lavorativo, la madre insofferente della solitudine domestica, cerca sbocchi all’esterno e spesso non riesce a conciliare i tempi della sua vita, quello familiare e quello pubblico. I figli, a loro volta, riversano nel cerchio familiare l’aggressività e l’insoddisfazione che il mondo esterno provoca in loro.

Da circa cinquant’anni  questa corrosione del nucleo familiare, si è fatta più irresistibile, siamo entrati nella cosiddetta società dei consumi, dove i beni prodotti devono essere venduti altrimenti la macchina si ferma. Si devono incrementare i consumi, e perciò bisogna incrementare artificialmente i bisogni, così si investe nel lavoro (oggi assai raro) il tempo che fino ad ieri veniva dedicato alla famiglia, persino l’amore ne risente, il “”tempo amore””  è devastato dal “”tempo denaro””









mercoledì 3 settembre 2014

L’ANZIANO HA TEMPO ... “”ALLORA SI DIVERTE””




L’anziano ha tempo è deve occuparlo. Il motivo per cui il vecchio oggi non può fare il vecchio, ma è obbligato a comportarsi da giovane, è più profondo di quanto sembri, e deriva dal fatto che, nella società industriale esso non ha nessun ruolo. 


Nella società preindustriale, dove le informazioni si trasmettevano per via orale essendo la scrittura un privilegio per pochi, il vecchio aveva un ruolo determinante, perché era il detentore del sapere conosceva piccoli e grandi accorgimenti della vita che i giovani non potevano che apprendere da lui.

 In quella società il vecchio era il saggio oggi è un relitto, ecco che in quanto tali non valgono più nulla, possono rientrare in gioco solo se fan finta di essere giovani, se scimmiottano, un ben triste gioco.  Ormai c’è un pullulare di iniziative: palestre, viaggi organizzati, piscine, dancing, tutte dedicate a coloro che ormai si godono la tanta sospirata pensione.

Sarà ma io non riesco a non trovar penoso questo improvviso giovanilismo dei vecchi, o per meglio dire ed essere più precisi,  questa immagine che i mass-media vogliono appioppare a tutti i costi ai vecchi della società industriale.

So benissimo anche io che è importante per l’anziano muoversi, tenersi intellettualmente svegli, non tirare i remi in barca, ma mi pare che tutto ciò, da libere scelte secondo le proprie attitudini e i propri desideri, come del resto dovrebbe essere,  è diventato un obbligo un impegno coatto.

La verità che sta dietro tutte queste pur lodevoli iniziative mi sembra un’altra, ed è che oggi l’anziano ha perso il diritto di essere anziano, per essere accettato dalla società deve fare il giovane, invece di lasciarsi andare ai propri anni, alla propria stanchezza, alla “”pace dei sensi””. Ad una età che la natura aveva fin qui voluto fosse più di riflessione che di azione. Tutto questo non è più possibile, oggi anche gli anziani devono immergersi nelle nevrosi del nostro secolo è comunque in una età che sicuramente non è la loro, e anche se viaggiano e si muovono molto più di quanto facessero ieri, non è più protagonista della propria esistenza.  Perché un uomo è  protagonista della propria esistenza solo quando sa di essere ciò che è, e non quando è costretto a camuffarsi di ciò che non è…..

L’interesse per l’anziano, oggi deriva solo da interessi di mercato e non da sentimenti umanitari, non c’è da farsi soverchie illusioni, tanto è vero che ai bisogni veri, reali, autentici, degli anziani, che son bisognosi di aiuto e di assistenza nessuno ci pensa, perché non fanno mercato, non fanno business, non fanno consumo, non fanno neanche notizia. Altrimenti non ci sarebbe l’imprudenza di lanciare continue false illusioni del tipo: “” più sale da ballo e meno assistenza”” quando ciò che manca oggi prima di improbabili divertimenti, sono proprio i luoghi di assistenza.